|
Quell'incubatrice sembrava una navicella spaziale...
Scrive Paolo Macchioni, il padre di Monica
[Nel luglio 2010 abbiamo aggiunto altre foto recenti di Monica, e ad ottobre 2010 abbiamo aggiornato il racconto, grazie al contributo del padre Paolo... grazie Paolo!]
Cara Associazione Coccinelle, sono Paolo Macchioni, padre di Monica una bimba nata il 27/03/2007 a 26 settimane, peso alla nascita 980 grammi.
Prima della suddetta data io e mia moglie avevamo già una figlia di nome Giada, una bella bimba nata il 19/02/2006 che non ci ha mai dato problemi e quindi, probabilmente per noia, facevamo finta di preoccuparci anche per un banale raffreddore.
Tra novembre e dicembre 2006, tornando da lavoro trovo mia moglie in lacrime che mi dice che era nuovamente in stato interessante, la gioia per me è stata immensa, vista l'esperienza della primogenita pensavo che non vi sarebbero state difficoltà.
Durante la gravidanza mia moglie mi ha sempre fatto capire che questa volta stava molto meglio della prima, fino il giorno 27/03/2007.
Nella predetta data, come sempre, andando a lavoro saluto mia moglie che ancora era in dormiveglia ed esco di casa. Alle ore 09.30 circa mi chiama dicendomi che non stava affatto bene, preoccupato mi sgancio dal lavoro e torno a casa, la trovo in difficoltà, chiamo l'ambulanza, che tempestiva arriva, mia moglie viene visitata da un medico che tranquillizzandoci riferiva che non ci sarebbero stati problemi ma per precauzione l’avrebbero accompagnata presso l'Ospedale Nottola di Montepulciano per ulteriori accertamenti.
Accompagno Giada a casa di colleghi e raggiungo mia moglie all'Ospedale, in quel frangente la chiama il ginecologo per visitarla, appena inizia la seduta si ammutolisce preoccupato, e dice "il collo dell'utero si è totalmente accorciato”. Ci facciamo spiegare cosa stesse accadendo e lui ci riferisce che avremmo perso la bimba, ricordandomi di un servizio televisivo che parlava di un bimbo sopravvissuto nato a 23 settimane, chiedo come è possibile che la nostra non debba farcela, lo stesso ci spiega che per sopravvivere i bambini gravemente prematuri devono nascere in ospedali di III° fascia e l’ospedale dove eravamo, invece, non lo era.
Per precauzione fanno un’iniezione di cortisone a mia moglie, dicendo che potrebbe sollecitare la maturazione polmonare e che però avrebbe fatto effetto solo dopo 24 ore, quindi mia moglie, per rimandare il più possibile il momento del parto cerca di eseguire solo piccolissimi movimenti. Finché, trascorse 3 ore dall’ingresso in ospedale, un medico ci informa che l’ambulanza del Trasporto Neonatale Protetto (detta “CICOGNA”) della T.I.N. di Siena stava sopraggiungendo, avevano richiesto il loro intervento un paio di giorni prima per un altro bimbo con problemi lievi, ma i sanitari del suddetto reparto volevano cercare di effettuare il trasporto della nostra piccola a Siena, ospedale con alta casistica di buona riuscita in bambini come la mia, lo stesso per non darmi false illusioni, mi spiega anche tutti i rischi che avrebbe potuto correre.
Euforico per l’opportunità che Nostro Signore ci ha dato firmo per acconsentire al trasporto.
Arriva personale sanitario di Siena, il quale si riconosceva perché dietro la maglietta aveva disegnato una cicogna con nel fazzoletto un bambino, ho capito subito che erano loro gli angeli custodi della mia piccola, poiché subito tutto il reparto è andato in fibrillazione per sollecitare la nascita, e poi loro l’hanno presa e portata in una stanza adiacente. Li permangono circa 20 minuti e poi via, partono con l’incubatrice somigliante una navicella spaziale contenente quella minuscola bambina che sin dai primi istanti di vita in cui l’ho vista mi ha trasmesso tanta tenerezza e preoccupazione per il suo destino.
La sera stessa, mio padre mi accompagna a trovarla, li mi vengono spiegate le procedure di accesso al reparto e cosa sarebbe accaduto o potuto accadere durante la permanenza in T.I.N. e P.I.N., mi viene inoltre mostrata l’incubatrice di mia figlia.
I giorni che seguiranno saranno simili a quelli vissuti dagli altri genitori che hanno scritto per codesta associazione, analoghe sono state le sensazioni, le preoccupazioni, la gioia per ogni pericolo scampato e gli altri molteplici e contrastanti stati d’animo.
Ora Monica ha tre anni e mezzo, cresce molto bene e le visite mediche di controllo sono divenute fortunatamente sporadiche. Come sviluppo è al pari dei bambini della sua età, è intelligente ed ha un carattere molto forte, tanto che a volte mette a dura prova la pazienza di noi genitori e delle maestre della scuola materna come mai ha fatto la primogenita. Di questa grinta ne sono intimamente orgoglioso poiché ho a lungo sperato di poterla vedere un giorno affrontare con vitalità tutto ciò che di bello gli possa accadere. Tra l'altro, presa nella dovuta maniera, è molto ubbidiente tanto che mia moglie (uno dei suoi angeli custodi), riesce tranquillamente a mettergli e togliergli quotidianamente la lente a contatto per la correzione dell'ambliopia.
Con la presente ringrazio di cuore i medici e gli infermieri del reparto T.I.N. di Siena, per aver salvato la vita a mia figlia, grazie all’incredibile intervento prestato “in trasferta” presso l’Ospedale di Nottola di Montepulciano prima, per aver risolto tutti i problemi sanitari manifestatisi presso il Reparto di T.I.N. (ove è stata ricoverata per 45 giorni) e P.I.N. (ove è rimasta altri 45 giorni) e per la preziosa assistenza tuttora prestata mediante i controlli neurologici.
Un saluto da Paolo Macchioni, Monica, Giada e Gloria Moretti.


<< indietro
|